
CASTELLI DI ROMEO E CASTELLO DI GIULIETTA
MONTECCHIO MAGGIORE (VI)
Anno 2014
Il Castello della Villa ed il Castello della Bellaguardia, popolarmente conosciuti rispettivamente come Castello di Romeo e Castello di Giulietta, sono due manieri nel territorio di Montecchio Maggiore. I manieri di ridotte dimensioni, sono situati lโuno a poca distanza dallโaltro, in posizione panoramica e strategica, su una collina che sovrasta Montecchio Maggiore.
Luigi da Porto, nello scrivere la storia Historia novellamente ritrovata, si sarebbe ispirato ai due castelli di Montecchio Maggiore che poteva scorgere dalla sua villa di Montorso Vicentino. Il racconto di da Porto ispirรฒ in seguito William Shakespeare a scrivere la sua celeberrima tragedia Romeo e Giulietta.
โ Epoca romana
La piรน antica testimonianza della presenza umana nella zona di Montecchio Maggiore รจ datata 2000 circa a.C., periodo a cui si fa risalire uno scheletro umano ritrovato nella zona dellโodierna Via Conti Gualdo. Scarse sono del resto le notizie sulle epoche piรน antiche, fino almeno allโetร romana; una leggenda nata nel medioevo narra che furono i Galli nel IV secolo a.C. a fondare il paese e a fortificarlo: nella Cronografia Zanovello-Lorenzoni troviamo scritto โavanti la venuta di Cristo li anni 360, furono fabbricati li castelli et fortezze di Montecchio Maggioreโ.
I ritrovamenti archeologici (terrecotte, monete, iscrizioni funerarie, colonne miliari, etc.) parlano invece della presenza romana a partire dal I secolo a.C., anche se, con una certa sistematicitร , solo dal II-IV secolo d.C., quando Montecchio ricopriva con ogni probabilitร il ruolo di capoluogo di un pagus nellโambito del municipium di Vicenza.
Secondo alcuni studiosi la base del Castello di Bellaguardia presenterebbe i caratteri di una costruzione romana; questo fatto, unito alla particolare posizione strategica del colle dei castelli, posto alla confluenza di importanti vie di comunicazione (la via Postumia tra Vicenza e Verona, oltre ai collegamenti con i valichi per il Trentino attraverso le valli dellโAgno e del Chiampo), ha fatto ritenere plausibile la presenza di un sistema di fortificazione romana come punto di controllo militare sul territorio, fatto che non si puรฒ allo stato attuale dimostrare.
Epoca medievale
Bongiudei e Pilei
Che il sito dove sorgono gli attuali castelli sia stato sfruttato come punto di osservazione militare con una certa continuitร nelle varie epoche storiche, lo attesterebbe anche il nome di โBellaguardiaโ riferito al castello del Costo (o di Giulietta), tipica voce di origine longobarda o germanica, che farebbe pensare alla presenza sulla sommitร del colle di una fortificazione anche durante lโetร longobarda e franca; Vari cronisti riferiscono poi della costruzione del castello nel 1008, ad opera dei Bongiudei, presunti signori di Montecchio proprio negli anni a cavallo del Mille, forse infeudati del vescovo vicentino; ma anche questa notizia รจ del tutto incerta, non essendo suffragata da alcun documento pervenutoci. Sarebbe stata tale Speronella dei Bongiudei, secondo il Barbarano, storico vicentino del Seicento, a portare in dote il castello di Montecchio al marito Uguccione Pileo nei primi anni del Duecento, periodo in cui invece proprio i documenti confermano il controllo di Montecchio da parte della famiglia dei Pilei e in cui lโesistenza del castello trova conferma storica sicura nelle testimonianze scritte. In questi anni, la posizione strategica del castello e la spregiudicata azione politica di Uguccione Pileo fanno di Montecchio Maggiore un luogo al centro delle guerre e dei torbidi determinati dai conflitti tra fazioni cittadine e Comune di Vicenza, dalla presenza degli Ezzelini nel Vicentino, dalla politica di recupero dellโautoritร imperiale da parte di Federico II di Svevia.
Da Ezzelino agli Scaligeri
Nel 1243 il castello di Montecchio viene distrutto da Ezzelino III da Romano, che assume il controllo del territorio e fa strage dei componenti della famiglia dei Pilei, a lui ostili. Il periodo del dominio ezzeliniano si chiude con la morte del tiranno nel 1259; lโultima parte del secolo vede il ritorno degli ultimi eredi dei Pilei a Montecchio: ma la famiglia, ormai indebolita, si estingue nel1301, quando i due ultimi esponenti, i fratelli Pileo e Marcabruno, Cavalieri Gaudenti, sono condannati per eresia dallโInquisizione. I beni dei Pilei, tra cui il castello, restaurato e tornato alla sua efficienza dopo la distruzione ezzeliniana, vengono confiscati dal Comune di Vicenza nonostante un tentativo da parte dellโepiscopato vicentino, per mezzo dellโInquisizione, di recuperare i diritti su di essi in quanto antico feudo vescovile. Con il 1311 Montecchio entra, assieme a Vicenza, nellโorbita della Signoria Scaligera, potenza emergente contro cui si coalizzano ben presto Firenze e Venezia nella guerra veneto-scaligera (1336-1339) che, pur limitando lโespansione dei Della Scala, lascia comunque Vicenza e con essa Montecchio nelle loro mani. Nel trattato di pace stipulato a Venezia, si vieta tra lโaltro la ricostruzione del castello di Montecchio, distrutto proprio durante la guerra con i Veneziani. Tuttavia, con Cangrande II della Scala, signore di Verona dal 1351, inizia una politica difensiva basata sul potenziamento del sistema fortificato nellโarea del territorio scaligero: nascono in questโepoca i castelli sul Garda (Malcesine, Bardolino, Torri, Sirmione, Lazise), la linea difensiva sul Tione (il โSerraglioโ) da Nogarole a Villafranca fino a Valeggio sul Mincio, Castelvecchio a Verona, il castello di Soave, le mura scaligere attorno a Vicenza, il castello di Arzignano.
Ed รจ proprio nel 1354 che Cangrande II, dopo aver acquistato dai Carraresi il castello di Brendola, inizia, su quanto poteva rimanere del castello precedente, la costruzione del complesso fortificato di Montecchio Maggiore, costituito dalle due rocche tuttora esistenti e da una cinta formata in parte dalla conformazione naturale del colle (con rocce e piccoli strapiombi) e in parte da sbarramenti artificiali: la linea difensiva doveva contenere uno spazio di circa quaranta campi vicentini, con strutture in legno e pietra per lโaccoglienza di soldati e di quanti potevano cercare rifugio nei momenti in cui piรน imperversava la violenza. Di tale cinta muraria, oggi del tutto scomparsa, dร notizia Filippo Pigafetta, che alla fine del Cinquecento poteva ancora vederne i resti che correvano โcirca il monte โฆ acciocchรฉ in tempo di guerra (gli abitanti) si potessero ridurre in luogo sicuroโ. Il declino dello Stato Scaligero negli ultimi decenni del Trecento ha la sua naturale conclusione nella sconfitta subita da Antonio della Scala per mano di Giangaleazzo Visconti, alleato dei Da Carrara signori di Padova, con lโinevitabile caduta della Signoria Scaligera e lโesilio di Antonio.
La dedizione alla Serenissima Repubblica di Venezia
Il dominio visconteo si protrae su Vicenza e Montecchio dal 1387 al 1404, anno in cui avviene, in modo indolore, il passaggio alla Repubblica di Venezia. In questi anni di disordini e di guerre i castelli mantengono un ruolo importante come presidio militare a difesa del paese e non subiscono comunque danni fisici di particolare importanza. Come nel caso di altri castelli della zona, quali Brendola e Montebello Vicentino, la rovina dei castelli di Montecchio Maggiore avvenne nel periodo della guerra della Lega di Cambrai, che vide la Serenissima impegnata dapprima a difendersi dallโattacco dei suoi nemici coalizzatisi nella Lega di Cambrai e poi contro i Francesi come membro della Lega Santa promossa da papa Giulio II. Nellโestate del 1514 le truppe venete in fase di ripiegamento distrussero e incendiarono i castelli per evitare che lโesercito nemico, che avanzava da Montagnana, potesse occuparli utilizzandoli a sua volta come roccaforte militare. Il 1514 segna la tappa conclusiva di unโepoca in cui i castelli vissero da protagonisti le vicende politiche e militari che avevano coinvolto la comunitร di Montecchio Maggiore. Finita la guerra, infatti, non si pensรฒ piรน al loro restauro, dato che la loro funzione difensiva svolta fino a quel momento era venuta a cadere: sia perchรฉ Montecchio non si collocava piรน in terra di confine ma veniva a trovarsi ben protetto allโinterno del dominio veneziano, sia perchรฉ simili fortificazioni, nate nel Medioevo, non erano piรน adeguate a svolgere i loro compiti, date le notevoli innovazioni in campo militare. Furono pertanto lasciati per secoli allo stato di rovine, soggetti ad un degrado continuo ed inesorabile.
Epoca moderna e contemporanea
Nel 1600 i ruderi con i terreni circostanti sul colle furono affittati dallo Stato Veneto al Comune di Montecchio Maggiore, che potรฉ acquistarli nel 1742 per la somma di 200 ducati. Solo tra la fine dellโOttocento e i primi decenni del Novecento inizia un percorso di valorizzazione del glorioso sito. Ad un primo limitato intervento di restauro del 1886, seguono lavori piรน impegnativi nel 1936 ad opera dellโEnte Provinciale per il Turismo di Vicenza: la riparazione delle mura delle rocche, la costruzione del ristorante e della terrazza panoramica nel castello della Bellaguardia, la costruzione della strada di accesso al colle. Nel 1972-1973 lโAmministrazione Comunale ha compiuto gli ultimi restauri delle rocche, mentre in anni ancor piรน recenti si รจ provveduto a migliorare lโaspetto dellโambiente naturale circostante, con la creazione e la cura (ad opera delle sezioni locali di CAI e WWF) di sentieri segnati che collegano la sommitร del colle con altre localitร collinari o della campagna del territorio comunale. In ogni caso il cosiddetto castello di Giulietta risulta fortemente manomesso da una fantasiosa ricostruzione che fu condotta nel dopoguerra senza seguire i dettami odierni del restauro e dalla collocazione di un ristorante al suo interno. Il Castello di Romeo รจ invece utilizzato per spettacoli ed attivitร culturali.
Lโaspetto delle rocche
Il Castello della Bellaguardia (detto anche del Costo o โdi Giuliettaโ) รจ posto sulla sommitร del colle a 254 metri s.l.m., ha pianta allungata, quasi rettangolare ma con una rientranza sul lato lungo esposto a nord-ovest, in cui si trova lโingresso, in una posizione tale da renderne piรน semplice la difesa: tale porta, ora dotata di una moderna cancellata in ferro, era chiusa originariamente dalla tipica saracinesca a rastrello, che scendeva verticalmente, e da un portone a battenti. Le mura perimetrali sono costruite per fasce sequenziali di muratura in pietre cementate con calce, tra loro separate, orizzontalmente, da corsi paralleli di mattoni. Blocchi di pietra squadrata formano gli spigoli angolari delle mura. Lo stato di secolare degrado, aggiunto alle distruzioni dei primi del Cinquecento, ha fatto sรฌ che strutture di sicura esistenza come le merlature, i cammini di ronda, i beccatelli, o altre la cui esistenza รจ fortemente probabile, come torri minori poste ai vertici delle mura stesse, non siano giunte fino a noi. Allโinterno delle mura, a protezione dellโingresso, si erge la bella torre maggiore (il mastio) in mattoni, alta circa 20 metri, posta su una base quadrata a tronco piramidale costruita in blocchi di pietra lavorata. Nel punto centrale del cortile si trova un pozzo-cisterna che doveva raccogliere attraverso un sistema di impluvio lโacqua piovana, poi filtrata naturalmente dalla ghiaia depositata nel pozzo stesso. Cosรฌ come per lโaltro castello, dovevano in origine esistere alcune costruzioni appoggiate alle mura interne.
Il Castello della Villa (o โdi Romeoโ) si colloca a 234 metri s.l.m.., a circa trecento metri di distanza dallโaltra rocca. Presenta una pianta articolata e un poโ irregolare, a causa del necessario adattamento alla naturale conformazione del terreno, prossimo allo strapiombo roccioso. Lโingresso, posto sul lato sud, era ben protetto dalla torre dโangolo, sporgente dalle mura, munita di beccatelli e caditoie alla sua sommitร , ancor oggi visibili. Il mastio, simile a quello dellโaltro castello, si colloca al vertice di nord-ovest, con un lato inserito come segmento del muro perimetrale del lato nord: il suo ingresso posto alcuni metri piรน in alto rispetto al livello del suolo sottostante, cosรฌ come per il mastio della Bellaguardia, fa pensare alla presenza non piรน riscontrabile di alcune strutture che dovevano appoggiarsi alla torre e alle stesse mura perimetrali allโinterno del castello. Ora al mastio si accede tramite una gradinata realizzata durante i lavori di restauro.
La leggenda di Romeo e Giulietta
Sebbene la patria universalmente riconosciuta di Romeo e Giulietta sia la cittร di Verona, la funzione dei due manieri di Montecchio (noti, per lโappunto, come โCastelli di Giulietta e Romeoโ) puรฒ non essere cosรฌ priva di importanza nellโottica almeno dei presupposti artistici che determinarono lโideazione, lโambientazione e la stesura della novella. Una leggenda senese sembra essere la fonte piรน lontana da cui trasse origine la tradizione letteraria che Shakespeare tradusse in una tragedia immortale: fu Masuccio Salernitano (1415-1476) a dare per primo veste letteraria a questa leggenda, con la novella โI due amanti senesiโ inserita nel suo Novellino, in cui si narra la fine tragica dellโamore contrastato dei due protagonisti, Mariotto e Ganozza.
Luigi Da Porto (1485-1529) si ispirรฒ a questa novella per la sua โIstoria novellamente ritrovata di due nobili amantiโ apparsa postuma nel 1531 e poi, in altra versione, con il titolo di โLa Giuliettaโ nel1539. Mutati i nomi popolareschi del racconto di Masuccio in quelli di Romeo e Giulietta, che tali rimarranno in tutta la tradizione letteraria successiva fino a Shakespeare, Da Porto immagina lo svolgimento della novella a Verona, al tempo della signoria di Bartolomeo della Scala (1301-1304). Fondandosi su unโerrata interpretazione della celebre terzina dantesca โVieni a veder Montecchie Cappelletti/Monaldi e Filippeschi, uom senza cura/color giร tristi, e questi con sospettiโ (Purgatorio VI, vv.106-108), attribuisce una violenta rivalitร tra due nobili famiglie veronesi, che si ripercuote tragicamente sullโamore tra i due giovani protagonisti. Nella trama sono giร presenti elementi chiave come la rissa, la morte di un cugino dellโamata perpetrata da Romeo, il bando dalla cittร di questโultimo e la tragica fine di entrambi. Con qualche aggiustamento e poche modifiche alla versione originale del Da Porto, la novella fu ripresa prima da Matteo Bandello, poi da novellieri e tragediografi spagnoli, francesi e inglesi; alle versioni inglesi di Painter e Broocke si accostรฒ direttamente Shakespeare che le usรฒ da modello per il suo capolavoro, la cui prima rappresentazione risale al 1596.
Luigi Da Porto, uomo dโarmi e letterato vicentino (1485-1529), scrisse la novella nella sua dimora di Montorso Vicentino, dove si era ritirato abbandonando la vita militare in seguito ad una grave ferita al volto riportata in battaglia durante la guerra della Lega di Cambrai. Montorso Vicentino dista solo qualche chilometro da Montecchio e dalle finestre di villa Da Porto la vista sulle maestose rocche scaligere, doveva apparire allora come oggi molto suggestiva: รจ verosimile che tale immagine, di due castelli quasi in contrapposizione tra loro, sia stata di ispirazione allโideazione della novella, non fosse altro che per lโaccostamento tra il nome di Montecchio e quello di Montecchi attribuito proprio dal Da Porto alla famiglia di Romeo. Se dunque lโambientazione letteraria รจ stata comunque da sempre collocata a Verona, รจ possibile pensare che un ruolo non secondario nellโispirare lโimmaginazione poetica del suo creatore abbiano avuto i castelli di Montecchio Maggiore, giร di per sรฉ affascinanti e gloriosi per le vicende storiche da essi realmente vissute.
La leggenda che attribuisce le due rocche scaligere alle famiglie veronesi di Montecchi e Capuleti, facendone le dimore di Romeo e Giulietta, entra con forza nel folklore popolare alla metร dellโOttocento, cioรจ in pieno clima romantico, in un periodo in cui molto sentito era il fascino delle rovine medioevali e facile sembrava calare in tali ambienti vicende suggestive e affascinanti.
(fonte: Wikipedia)
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Non tutti sanno che solo parte della tragedia di Romeo e Giulietta รจ ambientato a Verona, precisamente lโatto finale. Quando Cangrande II Della Scala mirรฒ a conquistare Vicenza, mise le due famiglie dei Montecchio e dei Cappelletto (poi trascritti col nome di Montecchi e Capuleti nella letteratura) a guardia dei due castelli posti ai confini dei possedimenti scaligeri, visto anche che si trovano su delle rocche con un ampio panorama. Pur sapendo che le famiglie erano nemiche, il Della Scala tentรฒ cosรฌ di riappacificarle in queste due costruzioni poste a distanza di poco meno di un chilometro lโuno dallโaltra. Tentativo vano, perchรฉ lโinimicizia tra i due clan continuรฒ a perdurare. Questo nonostante lโamore tra i loro due figli, Romeo e Giulietta. Sapendo che si potevano vedere solo di nascosto, preferibilmente in ore notturne, i due giovani amanti scapparono nella loro cittร dโorigine, Verona, dove poterono sposarsi in gran segreto. Il resto della tragedia รจ a conoscenza di tutti, grazie alla novella raccontata da William Shakespeare. Non tutti sanno, perรฒ, che questโultimo, avrebbe preso da uno scritto di Luigi Da Porto, vicentino della vicina Montorso, il quale avrebbe udito dagli anziani del luogo la storia tragica di Romeo e Giulietta e lโavrebbe trascritta. Perchรฉ fino ad allora la tragedia era raccontata solo oralmente? Ebbene, Cangrande II Della Scala, venuto a conoscenza del tragico epilogo dei due amanti, ammonรฌ severamente le due famiglie e la popolazione di Verona dal trascrivere la loro storia, quasi volesse che il dolore rimanesse solo nella cittร . E fu cosรฌ per almeno un paio di secoli, finchรฉ non arrivรฒ alle orecchie di Da Porto, che per la prima volta mise nero su bianco e la narrรฒ in forma scritta.
Castello della Villa (o di Romeo)
ANALISI MATERIALE AUDIO
Si allegano i file dove se ne consiglia lโuso delle cuffie per un miglior ascolto dopo aver letto naturalmente, il titolo dellโaudio.
[Piano entrata visitatori โ pre-indagine]
1 โ Qui cโรจ (o lui sa) orig
1 โ Qui cโรจ (o lui sa) edit2
2 โ Colpetto su superficie in legno
[Base torre โ pre-indagine]
1 โ Due colpi
2 โ Lamento
Castello della Bellaguardia (o di Giulietta)
ANALISI MATERIALE AUDIO
Nei tre registratori digitali lasciati allโinterno del maniero nella pre-indagine non abbiamo riscontrato in fase di analisi, anomalie, anzi le tracce a tratti risultavano inquinate dal rumore della sagra ai piedi del paese, rumore sicuramente trasportato dal vento, in quanto il castello dista parecchio dal paese ed รจ collocato sulla sommitร di una collina. Quelle che proponiamo sono le anomalie audio ottenute durante lโindagine ed estrapolate in fase di analisi del materiale. Si allegano i file dove se ne consiglia lโuso delle cuffie per un miglior ascolto dopo aver letto naturalmente, il titolo dellโaudio.
1 โ Vocalizzo tra la voce di Orazio e quella di Erica (sala camino)
1 โ Estratto voce di cui il punto precedente
2 โ โBastaโ (orig. โ sala piano terra)
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- Due colpi
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- Voce
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- Lui sa
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- Lui sa (originale)
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- Vocalizzo
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- Basta
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- Colpo
- https://ghosthunterpadova.com/wp-content/uploads/2026/04/2_Colpetto_su_superficie_legno.wav
- Lamento
- https://ghosthunterpadova.com/wp-content/uploads/2026/04/2_Lamento.wav










































